Basato su: Zecca et al., Journal of Biomedical Materials Research, 2025

Dalla bocca allo stomaco

Se gli allineatori trasparenti rilasciano microparticelle di plastica in bocca, la domanda successiva e inevitabile: che fine fanno queste particelle una volta ingerite? L’ambiente gastrico e molto diverso dalla cavita orale: il pH scende a circa 2, l’acidita e elevata, e i materiali subiscono un attacco chimico intenso. Sapere come si comportano i materiali degli allineatori in queste condizioni e fondamentale per valutarne la sicurezza complessiva.

In uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Biomedical Materials Research, abbiamo affrontato esattamente questa domanda. E’ il naturale proseguimento della ricerca sulle microplastiche: dopo aver misurato cosa si stacca dagli allineatori, abbiamo voluto capire cosa succede a quei frammenti quando arrivano nello stomaco.

 

Dott. Zecca nel suo studio: dalla ricerca alla pratica clinica, un approccio basato sui dati.

Il metodo: simulare l’ambiente gastrico in laboratorio

Abbiamo preparato frammenti di due tipi di allineatori: termoformati (Invisalign SmartTrack, il materiale piu diffuso) e stampati in 3D (Graphy TC-85DAC, una resina fotopolimerizzabile di nuova generazione). I frammenti sono stati immersi in acido cloridrico a pH 2, che replica le condizioni dello stomaco, e osservati a intervalli di tempo crescenti.

Lo strumento di indagine principale e stato il microscopio a forza atomica (AFM), che permette di mappare la superficie dei materiali con una risoluzione nell’ordine dei nanometri. In pratica, possiamo ‘sentire’ la rugosita e i cambiamenti della superficie con una precisione quasi atomica. Abbiamo inoltre analizzato gli elementi chimici rilasciati nell’acido tramite spettroscopia a dispersione di energia (EDS).

Risultati sorprendenti

Il risultato piu inatteso riguarda il materiale termoformato: a contatto con l’acido gastrico simulato, il materiale si e disintegrato rapidamente in un gel amorfo, al punto da non poter piu essere posizionato e analizzato al microscopio. Di fatto, il materiale ha perso completamente la sua struttura solida.

Il materiale stampato in 3D, al contrario, ha resistito meglio: la superficie ha mostrato un aumento progressivo della rugosita nel tempo, ma ha mantenuto la sua integrita strutturale abbastanza da poter essere analizzata a tutti gli intervalli temporali.

Anche il profilo chimico del rilascio e diverso: il materiale termoformato rilascia prevalentemente stagno e potassio, mentre quello stampato rilascia calcio e ferro. Sono impronte chimiche distinte che riflettono le diverse composizioni dei materiali di partenza.

Il quadro d’insieme

Le quantita in gioco sono minime e non ci sono evidenze che queste concentrazioni siano tossiche. Ma i dati ci dicono alcune cose importanti: primo, i due materiali si comportano in modo radicalmente diverso a contatto con l’acido, il che suggerisce che non si possano trattare come equivalenti. Secondo, la disintegrazione rapida del materiale termoformato solleva domande sulla natura dei prodotti di degradazione che potrebbero essere assorbiti dall’organismo.

Questa ricerca e appena agli inizi. Servono studi a lungo termine, con modelli piu complessi e condizioni piu vicine a quelle reali. Ma il punto di partenza e chiaro: conoscere i materiali con cui lavoriamo non e un optional, e un dovere professionale. Io preferisco basare le mie scelte cliniche su dati, non su supposizioni.

Fonte: Microscopic Acid-Induced Degradation and Elemental Release From Thermoformed and 3D-Printed Orthodontic Aligners in a Simulated Gastric Environment

 

Chi ha scritto questo articolo. Sono Piero Antonio Zecca, ortodontista e ricercatore all’Università degli Studi dell’Insubria. Qui c’è il percorso, per chi ha voglia di controllarlo.

Da leggere dopo: Quando la bocca aperta non e un vizio: respirazione orale, palato stretto e crescita nei bambini

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