Basato su: Pesce, Zecca et al., Journal of Clinical Medicine, 2024

La fine della pasta per impronte?

Chiunque sia stato dal dentista per una corona, un ponte o un apparecchio conosce la sensazione: una paletta caricata di pasta densa che viene premuta sui denti, la bocca piena, il riflesso di vomito, l’attesa di qualche minuto che sembra interminabile. Per molti pazienti l’impronta tradizionale e l’aspetto piu sgradevole dell’intero trattamento odontoiatrico. Per alcuni e un vero e proprio ostacolo.

Lo scanner intraorale e arrivato a cambiare le cose. E’ una piccola telecamera che viene passata sui denti e sulle gengive, catturando migliaia di immagini al secondo e ricostruendo un modello 3D della bocca in tempo reale. Niente pasta, niente disagio, niente attese. Ma la domanda clinica fondamentale e: il risultato e altrettanto preciso?

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In studio: la tecnologia digitale permette di mostrare al paziente il risultato della scansione in tempo reale.

Cosa dice la letteratura scientifica

Per rispondere a questa domanda nel modo piu rigoroso possibile, nel 2024 abbiamo condotto una revisione sistematica con meta-analisi. Significa che abbiamo cercato tutti gli studi pubblicati nel mondo che confrontavano le due tecniche, li abbiamo valutati per qualita metodologica e poi ne abbiamo aggregato i risultati statisticamente.

Sono stati inclusi 9 studi clinici che confrontavano scansioni digitali e impronte tradizionali su arcate complete, cioe l’intera bocca, non singoli denti. E’ un dettaglio importante: scannerizzare un singolo dente e relativamente facile, ma mantenere la precisione su un’intera arcata e una sfida tecnica molto piu complessa.

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Analisi del rischio di bias degli studi inclusi nella meta-analisi. Da: Pesce, Zecca et al., JCM, 2024.

Il verdetto: precisione clinicamente equivalente

I risultati della meta-analisi mostrano che la precisione delle scansioni digitali rientra nelle soglie clinicamente accettabili per la realizzazione di protesi e apparecchi. Le differenze tra i due metodi esistono, ma sono nell’ordine di grandezza dei micron, ben al di sotto di quello che influisce sulla qualita del manufatto finale.

Questo non significa che tutti gli scanner siano uguali o che la tecnica dell’operatore non conti. Ma il dato di fondo e solido: il workflow digitale ha raggiunto un livello di maturita tale da poter sostituire l’impronta tradizionale nella grande maggioranza dei casi clinici.

I vantaggi nella pratica quotidiana

Nel mio studio uso lo scanner intraorale da anni e posso dire che il cambiamento e stato significativo sia per me che per i pazienti. Il modello digitale si puo analizzare immediatamente sullo schermo, misurare con precisione, ruotare, ingrandire. Se qualcosa non convince, si ripete la scansione in pochi secondi senza disagio.

Il file digitale viene inviato al laboratorio in tempo reale, eliminando i tempi di trasporto e i rischi di deformazione del materiale da impronta. E per il paziente che ha il riflesso del vomito forte, o per i bambini che non tollerano la pasta in bocca, la scansione e semplicemente un’esperienza diversa: veloce, non invasiva, quasi giocosa.

La tecnologia, quando e supportata da evidenze, non e un vezzo: e un miglioramento concreto della qualita di vita del paziente e della precisione del lavoro clinico.

Fonte: Accuracy of Full-Arch Intraoral Scans Versus Conventional Impression: A Systematic Review with a Meta-Analysis

 

Chi ha scritto questo articolo. Sono Piero Antonio Zecca, ortodontista e ricercatore all’Università degli Studi dell’Insubria. Qui c’è il percorso, per chi ha voglia di controllarlo.

Da leggere dopo: Quando la bocca aperta non e un vizio: respirazione orale, palato stretto e crescita nei bambini

Se la cosa ti riguarda e vuoi capire se serve nel tuo caso, i numeri delle sedi sono in Dove ricevo.